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diversita donoUn bellissimo incontro parrocchiale si è svolto Giovedì 4 Maggio nella parrocchia del Sacro Cuore a Ceccano, organizzato dal parroco don Tonino Antonetti,  sul tema della Chiesa in uscita, che ha visto la partecipazione di tanti ragazzi non solo delle parrocchie e della città di Ceccano, ma dell’intera diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino. Un incontro che ha avuto come ospite don Daniele Simonazzi, parroco di una piccola frazione di Reggio Emilia, Pratofontana. Un grande sacerdote che ha fatto dei territori della sofferenza inesplorata il suo “pane quotidiano”. Dal 1990 è il cappellano dell'Opg, l'ospedale psichiatrico giudiziario, di Reggio Emilia, dove sono rinchiusi coloro che si sono macchiati di atroci delitti e che sono stati ritenuti non in grado di intendere e di volere dalla giustizia. Gli Opg per legge sono stati chiusi, sostituiti dalle Rems, ma la sostanza al loro interno non è cambiata molto e don Daniele passa le sue giornate cercando di essere d’aiuto e di conforto per queste persone. Ma don Daniele non si occupa solo di questo, si occupa anche dei senzatetto, dei migranti, dei Rom e dei Sinti (di cui è il responsabile della pastorale della diocesi di Reggio Emilia) ed il grande consiglio che ha saputo donare ai ragazzi è stato quello di guardare dentro di loro prima di provare ad aiutare qualcuno: “Gesù per aiutare i poveri si è fatto povero”. È vero aiutare un bisognoso è sempre un bel gesto, ma andarci senza una minima preparazione potrebbe mettere a disagio chi riceve il nostro aiuto e magari peggiorare le cose. Un altro impegno che vede don Daniele particolarmente attivo è la lotta contro la prostituzione. Queste donne sfruttate da chi le gestisce trovano in lui un amico fidato. Per loro don Daniele allestisce l’altare sul ciglio della strada per non farle sentire mai sole. Tra le innumerevoli attività di don Daniele non si può non citare l'impegno che lo vede coinvolto nell’integrazione dei Rom e Sinti. Queste persone molte volte definite “zingari” non sono viste di buon occhio dal resto della comunità; ma don Daniele tiene anche a loro e li “obbliga” a far parte della  Santa Messa se vogliono chiedere l’elemosina all’uscita, sennò niente! Che dire? Si può aggiungere altro a questa testimonianza? Molto difficile. Possiamo affermare che don Daniele non è solo un sacerdote, no, è un esempio da imitare. Un grande uomo che ha fatto della diversità un’opportunità per migliorare prima se stesso e poi tutto ciò che lo circonda. Impariamo anche noi ad essere dei “don Daniele” per rendere la nostra “Chiesa in uscita” una forza, capace di trasformare la diversità che circonda le nostre vite in vere e proprie opportunità.

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