GMG 2005 Colonia – parte quarta

Preghiera e Messaggio del Santo Padre




 

Preghiera

Signore Gesù Cristo,
Salvatore del mondo, fatto uomo
per darci la vita in abbondanza.
Tu resti con noi nella Tua Chiesa
fino alla fine del mondo.
Allora verrà il Tuo Regno:
un nuovo cielo e una nuova terra
pieni di amore, di giustizia e di pace.
Noi ci impegniamo forti di questa speranza
e per questo Ti ringraziamo.

Ti preghiamo:
benedici i giovani di tutto il mondo.
Mostrati a chi Ti sta cercando,
rivelati a chi non crede.
Conferma nella fede i Tuoi testimoni.
Fa' che non cessino mai di cercarti,
come i sapienti Magi, venuti dall'Oriente.
Fa' che diventino artefici di una nuova civiltà
dell'amore
e testimoni di speranza per il mondo intero.
Serviti di loro per avvicinare chi soffre
per la fame, la guerra e la violenza.

Effondi il Tuo Spirito su quanti collaborano
alla preparazione della Giornata Mondiale della
Gioventù 2005.
Fa' di loro i servitori del Tuo Regno
con la forza della loro fede e del loro amore,
perché accolgano con cuore aperto
i fratelli e le sorelle di tutto il mondo.

Ci hai donato Maria come madre.
Per sua intercessione, fa o Signore
che la Giornata Mondiale della Gioventù
diventi una celebrazione di fede.
Dona in quei giorni nuova forza alla tua Chiesa,
perchè si confermi nel mondo Tua fedele testimone.

Per questo Ti preghiamo, Signore nostro Dio,
che con il Padre e lo Spirito Santo
vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen.




MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II PER
LA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

“Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2)

Carissimi giovani!

1. Quest’anno abbiamo celebrato la XIX Giornata Mondiale della Gioventù
meditando sul desiderio espresso da alcuni greci, giunti a Gerusalemme in
occasione della Pasqua: “Vogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21). Ed eccoci ora
in cammino verso Colonia, dove nell’agosto 2005 si terrà la XX Giornata
Mondiale della Gioventù.

“Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,2): questo è il tema del prossimo
incontro mondiale giovanile. E’ un tema che permette ai giovani di ogni
continente di ripercorrere idealmente l’itinerario dei Magi, le cui
reliquie secondo una pia tradizione sono venerate proprio in quella città,
e di incontrare, come loro, il Messia di tutte le nazioni.

In verità, la luce di Cristo rischiarava già l’intelligenza e il cuore dei
Magi. “Essi partirono” (Mt 2,9), racconta l’evangelista, lanciandosi con
coraggio per strade ignote e intraprendendo un lungo e non facile viaggio.
Non esitarono a lasciare tutto per seguire la stella che avevano visto
sorgere in Oriente (cfr Mt 2,1). Imitando i Magi, anche voi, cari giovani,
vi accingete a compiere un “viaggio” da ogni regione del globo verso
Colonia. E’ importante non solo che vi preoccupiate dell’organizzazione
pratica della Giornata Mondiale della Gioventù, ma occorre che ne curiate
in primo luogo la preparazione spirituale, in un’atmosfera di fede e di
ascolto della Parola di Dio.

2. “Ed ecco la stella … li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il
luogo in cui si trovava il bambino” (Mt 2,9). I Magi arrivarono a Betlemme
perché si lasciarono docilmente guidare dalla stella. Anzi, “al vedere la
stella, essi provarono una grandissima gioia” (Mt 2,10). E’ importante,
carissimi, imparare a scrutare i segni con i quali Dio ci chiama e ci
guida. Quando si è consapevoli di essere da Lui condotti, il cuore
sperimenta una gioia autentica e profonda, che si accompagna ad un vivo
desiderio di incontrarlo e ad uno sforzo perseverante per seguirlo
docilmente.

“Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre” (Mt 2,11).
Niente di straordinario a prima vista. Eppure quel Bambino è diverso dagli
altri: è l’unigenito Figlio di Dio che si è spogliato della sua gloria (cfr
Fil 2,7) ed è venuto sulla terra per morire in Croce. E’ sceso tra noi e
si è fatto povero per rivelarci la gloria divina, che contempleremo
pienamente in Cielo, nostra patria beata.

Chi avrebbe potuto inventare un segno d’amore più grande? Restiamo
estasiati dinanzi al mistero di un Dio che si abbassa per assumere la
nostra condizione umana sino ad immolarsi per noi sulla croce (cfr Fil
2,6-8). Nella sua povertà, è venuto ad offrire la salvezza ai peccatori
Colui che – come ci ricorda san Paolo – “da ricco che era, si è fatto
povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”
(2 Cor 8,9). Come rendere grazie a Dio per tanta accondiscendente bontà?

3. I Magi incontrano Gesù a “Bêt-lehem”, che significa “casa del pane”.
Nell’umile grotta di Betlemme giace, su un po’ di paglia, il “chicco di
grano” che morendo porterà “molto frutto” (cfr Gv 12,24). Per parlare di
se stesso e della sua missione salvifica Gesù, nel corso della sua vita
pubblica, farà ricorso all’immagine del pane. Dirà: “Io sono il pane della
vita”, “Io sono il pane disceso dal cielo”, “Il pane che io darò è la mia
carne per la vita del mondo” (Gv 6, 35.41.51).

Ripercorrendo con fede l’itinerario del Redentore dalla povertà del
Presepio all’abbandono della Croce, comprendiamo meglio il mistero del suo
amore che redime l’umanità. Il Bambino, adagiato da Maria nella
mangiatoia, è l’Uomo-Dio che vedremo inchiodato sulla Croce. Lo stesso
Redentore è presente nel sacramento dell’Eucaristia. Nella stalla di
Betlemme si lasciò adorare, sotto le povere apparenze di un neonato, da
Maria, da Giuseppe e dai pastori; nell’Ostia consacrata lo adoriamo
sacramentalmente presente in corpo, sangue, anima e divinità, e a noi si
offre come cibo di vita eterna. La santa Messa diviene allora il vero
appuntamento d’amore con Colui che ha dato tutto se stesso per noi. Non
esitate, cari giovani, a rispondergli quando vi invita “al banchetto di
nozze dell’Agnello” (cfr Ap 19,9). Ascoltatelo, preparatevi in modo
adeguato e accostatevi al Sacramento dell’Altare, specialmente in quest’Anno
dell’Eucaristia (ottobre 2004-2005) che ho voluto indire per tutta la
Chiesa.

4. “E prostratisi lo adorarono” (Mt 2,11). Se nel bambino che Maria
stringe fra le sue braccia i Magi riconoscono e adorano l’atteso delle
genti annunziato dai profeti, noi oggi possiamo adorarlo nell’Eucaristia e
riconoscerlo come nostro Creatore, unico Signore e Salvatore.

“Aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt
2,11). I doni che i Magi offrono al Messia simboleggiano la vera
adorazione. Mediante l’oro essi ne sottolineano la regale divinità; con
l’incenso lo confessano come sacerdote della nuova Alleanza; offrendogli
la mirra celebrano il profeta che verserà il proprio sangue per
riconciliare l’umanità con il Padre.

Cari giovani, offrite anche voi al Signore l’oro della vostra esistenza,
ossia la libertà di seguirlo per amore rispondendo fedelmente alla sua
chiamata; fate salire verso di Lui l’incenso della vostra preghiera
ardente, a lode della sua gloria; offritegli la mirra, l’affetto cioè
pieno di gratitudine per Lui, vero Uomo, che ci ha amato fino a morire
come un malfattore sul Golgotha.

5. Siate adoratori dell’unico vero Dio, riconoscendogli il primo posto
nella vostra esistenza! L’idolatria è tentazione costante dell’uomo.
Purtroppo c’è gente che cerca la soluzione dei problemi in pratiche
religiose incompatibili con la fede cristiana. E’ forte la spinta a
credere ai facili miti del successo e del potere; è pericoloso aderire a
concezioni evanescenti del sacro che presentano Dio sotto forma di energia
cosmica, o in altre maniere non consone con la dottrina cattolica.

Giovani, non cedete a mendaci illusioni e mode effimere che lasciano non
di rado un tragico vuoto spirituale! Rifiutate le seduzioni del denaro,
del consumismo e della subdola violenza che esercitano talora i
mass-media.

L’adorazione del vero Dio costituisce un autentico atto di resistenza
contro ogni forma di idolatria. Adorate Cristo: Egli è la Roccia su cui
costruire il vostro futuro e un mondo più giusto e solidale. Gesù è il
Principe della pace, la fonte di perdono e di riconciliazione, che può
rendere fratelli tutti i membri della famiglia umana.

6. “Per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Mt 2,12). Il
Vangelo precisa che, dopo aver incontrato Cristo, i Magi tornarono al loro
paese “per un’altra strada”. Tale cambiamento di rotta può simboleggiare
la conversione a cui coloro che incontrano Gesù sono chiamati per
diventare i veri adoratori che Egli desidera (cfr Gv 4,23-24). Ciò
comporta l’imitazione del suo modo di agire facendo di se stessi, come
scrive l’apostolo Paolo, un “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio”.
L’Apostolo aggiunge poi di non conformarsi alla mentalità di questo
secolo, ma di trasformarsi rinnovando la mente, “per poter discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (cfr Rm
12,1-2).

Ascoltare Cristo e adorarlo porta a fare scelte coraggiose, a prendere
decisioni a volte eroiche. Gesù è esigente perché vuole la nostra
autentica felicità. Chiama alcuni a lasciare tutto per seguirlo nella vita
sacerdotale o consacrata. Chi avverte quest’invito non abbia paura di
rispondergli “sì” e si metta generosamente alla sua sequela. Ma, al di là
delle vocazioni di speciale consacrazione, vi è la vocazione propria di
ogni battezzato: anch’essa è vocazione a quella “misura alta” della vita
cristiana ordinaria che s’esprime nella santità (cfr Novo millennio
ineunte, 31). Quando si incontra Cristo e si accoglie il suo Vangelo, la
vita cambia e si è spinti a comunicare agli altri la propria esperienza.

Sono tanti i nostri contemporanei che non conoscono ancora l’amore di Dio,
o cercano di riempirsi il cuore con surrogati insignificanti. E’ urgente,
pertanto, essere testimoni dell’amore contemplato in Cristo. L’invito a
partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù è anche per voi, cari
amici che non siete battezzati o che non vi riconoscete nella Chiesa. Non
è forse vero che pure voi avete sete di Assoluto e siete in ricerca di
“qualcosa” che dia significato alla vostra esistenza? Rivolgetevi a Cristo
e non sarete delusi.

7. Cari giovani, la Chiesa ha bisogno di autentici testimoni per la nuova
evangelizzazione: uomini e donne la cui vita sia stata trasformata
dall’incontro con Gesù; uomini e donne capaci di comunicare quest’esperienza
agli altri. La Chiesa ha bisogno di santi. Tutti siamo chiamati alla
santità, e solo i santi possono rinnovare l’umanità. Su questo cammino di
eroismo evangelico tanti ci hanno preceduto ed è alla loro intercessione
che vi esorto a ricorrere spesso. Incontrandovi a Colonia, imparerete a
conoscere meglio alcuni di loro, come san Bonifacio, l’apostolo della
Germania, e i Santi di Colonia, in particolare Orsola, Alberto Magno,
Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) e il beato Adolph Kolping. Fra
questi, vorrei particolarmente citare sant’Alberto e santa Teresa
Benedetta della Croce che, con lo stesso atteggiamento interiore dei Magi,
hanno appassionatamente cercato la verità. Essi non hanno esitato a
mettere le loro capacità intellettuali al servizio della fede,
testimoniando così che fede e ragione sono legate e si richiamano a
vicenda.

Carissimi giovani incamminati idealmente verso Colonia, il Papa vi
accompagna con la sua preghiera. Maria, “donna eucaristica” e Madre della
Sapienza, sostenga i vostri passi, illumini le vostre scelte, vi insegni
ad amare ciò che è vero, buono e bello. Vi porti tutti a suo Figlio, il
solo che può soddisfare le attese più intime dell’intelligenza e del cuore
dell’uomo.

Con la mia Benedizione!

Da Castel Gandolfo, 6 Agosto 2004

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